Metodologie per la condivisione

Tecniche partecipative 2


Riccardo Da Re - Catie Burlando - Diego Gallo


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Durata dell'unità didattica: 00:36:52

Sommario

In questa lezione:

  • Quale tecnica utilizzare durante la progettazione partecipata?

  • Le tecniche per l’interazione costruttiva:

    • Brainstorming

    • Focus Group

    • NGT

    • Camminata di quartiere

    • SWOT analysis

  • Le tecniche per la gestione dei conflitti:

    • Jigsaw

 

Obiettivo formativo: 

  • acquisire le competenze specifiche sulle tecniche per la progettazione partecipata

Quale tecnica utilizzare?

A) Tecniche per l’ascolto

    • Focus Group
    • Brainstorming
    • Nominal Group Tecnique
    • Camminata di quartiere
    • SWOT

 

C) Tecniche per gestire i conflitti

    • Jigsaw
    • Multicriteria analysis
    • Citizens cour

B) Tecniche per l’interazione costruttiva

    • EASW (European Awareness Scenario Workshop)
    • Albero dei problemi
    • OST
    • World Cafè
    • Delphi
    • Community mapping

Albero dei problemi (1)

Analisi degli aspetti negativi di una situazione esistente, stabilendo le relazioni causa-effetto fra i diversi problemi. Viene comunemente utilizzato per identificare gli obiettivi e le soluzioni ottimali da inserire nel Quadro Logico.

Quando usarla

  • All’inizio per
    • definire gli obiettivi partendo da problemi reali

    • indagare sulle relazioni causa-effetto

 

Caratteristiche

    • Definizione del contesto e dell’oggetto d’analisi

    • Identificazione dei maggiori problemi

      • Utilizzo di cartoncini colorati

      • Un problema per foglio

      • Solo problemi reali e focalizzati

      • Fotografia di una condizione esistente

    • Gerarchizzazione dei problemi in relazione causa- effetto

    • Visualizzazione dei problemi in un diagramma “albero”

    • Trasformare i problemi in soluzioni e obiettivi del Quadro Logico
      (causa-effetto Þ mezzo-fine)

Albero dei problemi (2)

A chi è rivolta

    • Portatori d’interesse più eterogenei possibili

 

Vantaggi

    • I partecipanti coinvolti emotivamente

 

Limiti

    • Il facilitatore svolge un ruolo delicato per evitare discussioni e perdite di tempo

Fonte: UE, Manuale PCM (2004)

Albero dei problemi (3)

Fonte: UE, Manuale PCM (2004)
Fonte: UE, Manuale PCM (2004)

Metodo Delphi (1)

La tecnica Delphi è definita come “un metodo ampiamente utilizzato e accettato per raggiungere la convergenza di opinioni di esperti all'interno di determinate aree tematiche."(Hsu & Sandford, 2007) .

Quando usarla

  • All’inizio per
    • colmare lacune conoscitive

    • sviluppare pragrammi

    • darsi delle priorità d’intervento

  • Dopo per

    • testare i risultati ottenuti

 

Caratteristiche

    • Processo strutturato per la raccolta conoscenza e per conseguire un consenso da un gruppo di esperti

    • Non c’è interazione diretta fra i partecipanti

    • Raccolta di opinioni tramite interviste mail o web

    • Serie di questionari per la raccolta di feedback di commenti sulle opinioni altrui

    • Il numero di round dipende dalla velocità di convergenza delle opinioni dei partecipanti

Metodo Delphi (2)

A chi è rivolta

    • Esperti di materie differenti

    • Persone non omogenee

    • Dalle 10 e le 50 (aree vaste e vari interessi) persone

    • Gli esperti vanno motivati, perché non possono abbandonare dopo il primo “turno”

Vantaggi

    • Gli esperti aumentano la loro stessa conoscenza

    • Molti obiettivi con la medesima tecnica

    • Tecnica non costosa per i partecipanti (interviste “a casa”)

    • No contrasti, influenza di attori “dominanti”, digressioni e conformità di opinioni.

 

Limiti

    • Utile per capire le idee individuali, non le opinioni del gruppo

    • Tempistiche lunghe (primo round)

    • Persona dedicata all’analisi informazioni con conoscenze statistiche di base

    • Gli esperti hanno lo stesso “peso”

Metodo Delphi (3)

Come funziona

 

Gli esperti vengono intervistati in "più turni": i questionari diventano sempre più quantitativi, e gli esperti sono invitati a rivedere i loro giudizi iniziali, secondo le dichiarazioni media del gruppo.

 

Generalmente sono necessari 3-4 turni per raggiungere il consenso, se su alcuni temi non si raggiunge una condivisione dei risultati, si possono organizzare successivi momenti partecipativi mirati sugli aspetti discordanti.

Metodo Delphi (4)

Esempio: individuare le priorità gestionali del Parco

  1. raccolta delle risposte individuali ordinate per priorità decrescente e analisi per categoria e frequenza
  2. presentazione nel gruppo delle singole proposte e confronto con gli altri rispetto ai risultati ottenuti nella fase precedente
  3. selezione delle proposte più condivise

 

Modalità alternativa per la seconda fase:

  • votazione individuale dei risultati per ordine di priorità

 

Questo metodo può essere utilizzato anche per valutazioni quantitative 

Autovalutazione

World Cafe (1)

Il World Cafè è un processo creativo per facilitare il dialogo, confronto e per condividere conoscenze e idee in modo spontaneo e informale in un’atmosfera da cafè. L’approccio mira a facilitare la coevoluzione di idee e contributi all’interno di conversazioni che si alimentano e modificano con il movimento della partecipazione delle persone tra un tavolo e l’altro, favorendo un clima che stimola e valorizza l’intelligenza collettiva.

Quando usarla

  • All’inizio per
    • definire eventuali ambiti sui quali concentrare l’attenzione

  • Durante per

    • discutere valenza dei risultati conseguiti

 

Caratteristiche

    • Le domande da discutere hanno un ruolo cruciale e dovrebbero essere semplici e chiare.

    • Si ricrea l’ambiente di un Cafe, accogliente e intima, ben illuminata

    • Diversi tavolini con fogli e pennarelli

    • Si ruota da un tavolo all’altro in sessioni consecutive di 20-30 minuti

    • Un facilitatore mantiene la postazione, prende note e la sintetizza al gruppo successivo

    • Viene stilato un report finale

       

World Cafe (2)

A chi è rivolta

    • Portatori d’interesse eterogenei

    • Non più di 5-6 persone insieme per tavolo

Vantaggi

    • Necessità di allargare il processo di dialogo a un gruppo di persone più numeroso rispetto a chi già coinvolto

    • Condividere conoscenze, stimolare l’innovazione

    • Approfondire relazioni e promuovere lo scambio di risultati in un gruppo di lavoro esistente

    • Creare interazioni significative tra chi interviene e gli interlocutori.

 

Limiti

    • Si conclude con la sintesi di tutte le proposte senza necessariamente arrivare alla definizione di risultati condivisi da tutti.

World Cafe (3)

Open Space Technology (1)

“Modalità di indagine e decisionale adatta a situazioni in cui un gruppo differenziato di persone deve affrontare problemi complessi e conflittuali in modi innovativi e creativi.” (Marianella Sclavi)

Auto-organizzazione: ogni partecipante è libero di proporre e di discutere gli argomenti che ritiene di maggior interesse.

Quando usarla

  • All’inizio per
    • definire temi di lavoro

    • conciliare complessità e conflittualità

  • Durante per

    • risolvere velocemente un problema

  • Dopo per
    • presentare i risultati e definire nuovi sviluppi

Caratteristiche

    • Il facilitatore rinuncia a controllare gruppo, processo e risultati

      99% coffee break

    • Clima piacevole; gli attori non si annoiano

    • Nè relatori né programmi predefiniti

    • Forma circolare e passione come elementi caratterizzanti

    • Chiunque propone idee e temi

    • “legge dei due piedi” per evitare cali di energia

    • Sessioni da 1h20’ con momento di sintesi

Open Space Technology (2)

A chi è rivolta

    • Dalle 5 alle “2000+” persone

    • Tutti coloro che sono interessati

    • “Chi partecipa è la persona giusta”

Vantaggi

    • Clima informale

    • I partecipanti sono responsabili dei risultati

    • Le persone “dominanti” vengono controllate dal gruppo

 

Limiti

    • L’organizzazione spaziale è cruciale

    • Ruolo inconsueto del facilitatore

    • Più giorni di lavoro (“quando si finisce si finisce”)

    • Inefficace spreco di tempo e denaro se usato male

       

Open Space Technology (3)

Autovalutazione

Costruire scenari (1)

Utilizzando le conoscenze del contesto del territorio, si costruiscono scenari futuri condivisi dal gruppo. Gli scenari possono essere su diversi ambiti (economico, sociale, ambientale, tecnologico, politico, etc.) o in risposta ad eventi specifici (positivi o negativi), finalizzati ad esprimere la percezione dei presenti in merito a probabili scenari futuri.

Quando usarla

  • All’inizio per
    • definire scenari plausibili per ambito

    • visualizzare la possibile emergenza di nuovi bisogni sui quali impostare azioni progettuali

 

Caratteristiche

    • Definizione chiara del contesto e dell’oggetto d’analisi

    • Utilizzo di post-it o direttamente sui cartelloni

    • Fotografia di una condizione esistente o scenario futuro

Costruire scenari (2)

A chi è rivolta

    • Se il gruppo è eterogeneo, non più di 6-8 persone insieme per tavolo

 

Vantaggi

    • Far riflettere su possibili trend futuri

 

Limiti

    • Si lavora su futuri plausibili che però possono essere distanti dal futuro reale

    • Potenziale poca chiarezza finale

 

Community mapping (1)

Utilizzando le conoscenze del locale e del particolare, costruire una mappa condivisa dal gruppo, finalizzata ad esprimere la percezione dei presenti in relazione a uno specifico obiettivo.

Possibilità di utilizzare il supporto GIS prima e dopo l’intervento.

Quando usarla

  • All’inizio per
    • definire gli obiettivi partendo da problemi reali

    • visualizzare un territorio e le sue aspettative

  • Durante per

    • discutere possibili scenari

 

Caratteristiche

    • Definizione chiara del contesto e dell’oggetto d’analisi

    • Utilizzo di post-it o direttamente sulla mappa

    • Un elemento per foglio

    • Fotografia di una condizione esistente o scenario futuro

Community mapping (2)

A chi è rivolta

    • Portatori d’interesse, anche eterogenei

    • Non più di 10 persone insieme a lavorare sulla stessa mappa

 

Vantaggi

    • Visualizzare aiuta a capire i processi

 

Limiti

    • Poche persone alla volta

    • Potenziale poca chiarezza finale

Jigsaw (1)

Modello cooperativo di apprendimento reciproco.

 

Quando usarla

  • Durante per
    • analizzare potenziali impatti

 

A chi è rivolta

    • Portatori d’interesse, molto eterogenei e potenzialmente conflittuali  

Caratteristiche

    • Si lavora sullo stesso tema in tavoli omogenei per opinione

    • Nel secondo round le parti si mischiano e ogni cartellone riceve feedback

    • Nel terzo round si ritorna ai tavoli d’origine

    • Il processo d’ibridazione continua fino al raggiungimento dell’obiettivo

 

Vantaggi

    • Il dialogo fra parti conflittuali avviene in modo graduale

 

Limiti

    • Richiede molto tempo

Jigsaw (2)

Autovalutazione

Per concludere

 

  • Panoramica sulle tecniche partecipative non esaustiva, e non sufficientemente approfondita per diventare facilitatori, ma utile per comprendere come gestire i processi partecipativi

 

  • Le quattro lezioni dell'UD 3.1 aiutano a scegliere le tecniche adeguate in funzione alle esigenze delle azioni di consulenza che richiedono la collaborazione di diversi soggetti

 

Autovalutazione

Approfondimenti

Risultati

Rispondi a tutti i quesiti e guarda i risultati in questa pagina

Autori

Riccardo Da Re

Dipartimento TESAF, Università di Padova

Assegnista di ricerca

Autori

Catie Burlando

Etifor, Spin off Università di Padova

Project Manager

Autori

Diego Gallo

Etifor, Spin off Università di Padova

Project Manager

Collaborazioni

Questa unità didattica è stata sviluppata all'interno del progetto formativo pilota realizzato dal Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del CREA, nell'ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale 2014-2020.

 

La progettazione è stata sviluppata in collaborazione con Veneto Agricoltura che ha pianificato le tematiche e selezionato i docenti per la produzione dei contenuti formativi.

 

Il percorso formativo è stato sperimentato, prevalentemente in remoto, grazie alla partecipazione del gruppo pilota formato da tecnici selezionati dal Consiglio dell'Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (CONAF).

 

Si ringrazia in particolare i rappresentanti del Consiglio che hanno contribuito alla progettazione ed alla sperimentazione suggerendo revisioni e miglioramenti.

Credits

Rur@Lab
Versione 3.0
Copyright © CREA 2017-2020
Rur@Lab è un programma per la creazione di unità didattiche multimediali per il web al servizio di formatori (scheda attività CREA 25.1) realizzato nell'ambito della Rete Rurale Nazionale (RRN) 2014-2020
La RRN è gestita dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
La RRN è il programma con cui l'Italia partecipa al più ampio progetto europeo (Rete Rurale Europea) che accompagna e integra tutte le attività legate allo sviluppo delle aree rurali per il periodo 2014-2020
Rur@Lab è un programma realizzato da Andrea Bonfiglio presso il Centro Politiche e Bioeconomia - Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'analisi dell'Economia Agraria (CREA)